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Il punto di partenza è la piazzetta
della chiesa di San Genesio, paesino posto ai margini dell'altopiano
del salto e affacciato in invidiabile posizione sulla conca di
Bolzano. Siamo ad un passo dalla città (si arriva anche in funivia)
ma spicca il carattere distintivo dei villaggi sudtirolesi,
mantenuto integro grazie ad un equilibrato sviluppo edilizio,
rispettoso della tradizione locale. Seguite le indicazioni AVS
"Tschaufen - 2A Nobls" e successivamente quelle alberghiere "Wieser
- Locher", attraversiamo la provinciale per innestare la stradina
comunale che conduce a Montoppio. Dopo breve tratto però la
abbandoniamo, almeno momentaneamente, preferendo la sterrata che si
stacca sulla dx. Sfiorati dei masi (segn. 2) si prosegue diritti sul
tratturo a fondo naturale che, oltrepassato un rivo, s'impenna per
la prima asperità della giornata. Dopo qualche minuto di fatica si
sfocia, all'altezza dell'alb. Locher 1271 m sulla carrozzabile
precedentemente lasciata. la seguiamo in lieve salita passando, ad
un ponticello, su sterrato. Il paesaggio è qui profondamente segnato
dall'azione erosiva dell'acqua che ha inciso i fianchi di una
valletta, interrompendo bruscamente su un lungo fronte i dolci
pendii. Si sono originate anche delle piramidi di terra che però
data la natura e la pendenza del terreno, non raggiungono le
dimensioni di quelle ben più note del Renon.
Guadagnata moderatamente quota, su un
tratto a mezzacosta si devia dalla stradina principale, che scende a
Montoppio, piegando a dx oltre uno steccato (segn. 2). lasciato a
lato il maso Wieserhof m 1836, si svolta a sx su una carrareccia
privata che comodamente porta al maso Guggen m 1422. varcato un
cancello (segn. 2) si va perdendo quota su una mulattiera nel bel
bosco rado, facendo attenzione al terreno talvolta malagevole e,
confluiti su una stradicciola piana, si arriva all'ameno
terrazzamento prativo del rif. del Giovo. Dopo uno sguardo alla
sottostante val d'Adige e sulla verticale costiera del Macaion
rientriamo nella foresta sempre fedeli al segno biancorosso "2". Il
sentiero si abbassa deciso e qualche tratto scosceso e sassoso,
anche se corto, non dev'essere sottovalutato. Ad un piccolo
tabernacolo di legno esso si divide e, malgrado il segnavia
indirizzi decisamente in basso, continuiamo diritti (dx). Dopo pochi
minuti sfociamo, ai bordi di un prato, su una s.f. che percorriamo
in leggera discesa (sx) per immetterci, rasentati dei masi, sul
tornantino di una carrozzabile asfaltata. Siamo al limite superiore
del piccolo abitato di Frassineto, situato sulla provinciale che da
Terlano sale a Meltina. Affrontata la breve salitella (dx) e
superato un nucleo di case, di lì a poco lasciamo la carrareccia,
prima che riprenda a salire, per deviare a sx su un viottolo a
fiancheggiare uno steccato (segn. biancorosso e "4b"). Niente paura
se ad un certo punto diventa scomodo, tanto da dover scendere di
sella, e apparentemente non battuto, fatta qualche decina di metri
il sentiero si dipana piacevolmente in un'abetaia su un soffice
fondo di .....aghi. ad un altro maso stiamo in quota, ritornando su
sterrata, e proseguiamo nella medesima direzione a lambire la vicina
casa Zufidel m 1160. la bella pista boschiva avanza ondulata in una
pineta e, dove il segnavia si biforca 8a dx su sentierino),
insistiamo su questa che, con modesta perdita di quota, va a
collegarsi alla provinciale, al margine inferiore di
Meltina.
saliamo (dx), stando a dx che a tutti e
due i bivi che si incontrano, e transitiamo così fra le case che ne
compongono il nucleo vecchio m 1158. la bella conca del paese è
racchiusa ad oriente dalla dorsale che percorreremo al ritorno,
sulla cui linea sommitale svetta, fra bosco e cielo, il profilo
dell'isolata chiesetta di Lavena. La stradina s'impenna e con una
mezzacosta, evitata la rotabile per San Genesio, utile per
un'eventuale drastica riduzione dell'anello, va a raggiungere una
sella a quota 1290m dove confluiamo nuovamente sulla provinciale.
Seguita la direzione di dx per Avelengo, possiamo rifiatare per tre
chilometri fino alla frazioncina di Eschio. Superato il rivo, in
vista della chiesetta di S.Anna si devia sulla stradina di dx (tab
"Gast.Rohrer") e immediatamente dopo a sx (ind. sent. Weg A),
abbandonando l'asfalto. Poco sopra, rasentato l'alb. Rohrer,
c'immergiamo nel bosco per proseguire secondo l'indicazione "16
Leader Alm" (sx). il viottolo affronta un'erta ripida e sconnessa,
non facilmente pedalabile. Comunque in pochi minuti si sbuca su una
s.f. (tabernacolo) dove, ignorati il segnavia rosso e la tab. verso
sx andiamo ad immetterci su una vicina carrozzabile asfaltata. Si
inverte direzione (dx) e in lieve salita si approda ad una verde
insellatura q. 1455. Di fronte appare la granitica cuspide di Picco
Ivigna, alla cui base il nostro anello compie il giro di boa. Prima
pero' di attaccare la lunga frazione di salita che conclude la parte
d'andata, il percorso propone un altro tratto distensivo. Presa la
s.f. "Purstling" si scivola rapidamente in un avvallamento e qualche
rampa è agevolata dal cemento. A dei masi continuiamo su asfalto
(via Hinterdorf)e, trascurata la prima diramazione nei pressi del
Gast. Brunner, poco sotto svoltiamo a dx in via Wurz. la salitella
porta ad un arioso ripiano, sovrastante il paese di Avelengo, e
ancora ci colpisce il paesaggio, dove masi e abitazioni sono sparsi
armoniosamente sul territorio. Subito dopo aver lasciato a dx la
s.f. Wurz, ad un vicino maso bisogna fare attenzione ad abbandonare
l'asfalto per piegare sulla stradicciola di dx, segnata con il "15A"
biancorosso, e poco oltre a sx. Una mezzacosta nei campi introduce
nel bosco e su mulattiera ci abbassiamo nella valletta del rio
Sinigo, che attraversiamo su un caratteristico ponticello di legno
chiuso da un cancello. I continui cambi di quota succedutisi finora
terminano praticamente qui e lasciano il posto all'ascesa finale,
che prevede quasi 800 metri di dislivello. Rimontato con difficoltà
un erto pendio e sfiorato un maso, si passa su una strada asfaltata
(sx) e ad un vicino bivio si sale (dx) al Paese di Sopra. Ci
innestiamo alla provinciale (dx) dirigendo a Falzeben: il traffico
turistico, almeno nei mesi caldi, disturba la salita ma dopo 3 Km su
pendenze accettabili siamo al grande parcheggio dove vengono fermati
i veicoli (q. 1610.)
Continuiamo diritti entrando nella zona
di tutela paesaggistica di Merano 2000. La carrareccia si svolge un
pò discontinua, con pezzi pianeggianti che si alternano a secche
rampe dove la nostra andatura, vista anche la stanchezza già
accumulata, non è poi molto più veloce dei tanti turisti che
frequentano la zona a piedi. Guidati dalle ind. "Meraner Hutte",
usciamo dalle abetaie per affacciarci all'ampio catino prativo di
Merano 2000, il cui ambiente è pesantemente condizionato dalla
presenza degli impianti sciistici. Superata un'ultima impennata,
dall'inclinazione quasi proibitiva e compiuto un largo semicerchio,
si raggiunge finalmente il rif. Merano, per quanto una quanto mai
meritata sosta ristoratrice. Ricordiamo che, pur avendo lasciato
alle spalle le maggiori asperità, mancano ancora più di 20 km
all'arrivo, e inoltre, per un lungo periodo non troveremo altri
punti d'appoggio. Incontriamo qui anche il famoso sentiero europeo
E5, che unisce il lago di Costanza a Verona, e che certamente i
camminatori di montagna conosceranno molto bene. Una mulattiera a
mezzacosta porta ad una vicina selletta dove, ignorato il sentiero
per la Val Sarentina saliamo sul viottolo che, solcando la cotica
erbosa, traversa le pendici di un colle. Qualche modesto gradino di
roccia costringe a portare la bicicletta per alcune decine di metri.
dal passo Croce m. 1984, si continua diritti sul sentiero che segue
fedelmente l'ondulata dorsale,. Il pascolo delle mucche ed il
passaggio sparso degli escursionisti hanno disperso la traccia
principale in varie ramificazioni, ma solo nel malaugurato caso di
nebbia potrebbe sorgere qualche difficoltà di orientamento. Passata
un'altura ed una seconda selletta, con qualche pezzo disagevole che
difficilmente eviterà il piede a terra, si va a raggiungere l'ultimo
e più elevato rilievo, i Giogo della Croce.
Il panorama tocca il suo punto più
superbo, calati ad una ulteriore sella, il giogo dei prati, si
oltrepassa un cancelletto per affrontare un lungo e piacevole
viottolo nel bosco. L'inizio e qualche alto punto sono resi scomodi
dalle pietre sparse sul fondo, na essendo in prevalente lieve
discesa si può rimanere in sella senza affanni. Ad una splendida
radura pascoliva, la Capanna Meltina ci accoglie nel suo
inconfondibile stile tirolese ed è francamente difficile ignorare i
tavoli imbanditi con speck e formaggio. La carrareccia bianca (dx),
percorso un lembo di bosco, esce su una conca prativa dove dobbiamo
deviare sul tratturo a fondo naturale di sx. Ameni pascoli
punteggiati da larici ci accompagnano finché incrociamo la rotabile
asfaltata proveniente da Meltina. Al parcheggio si imbocca la
stradicciola sterrata il salita, abbandonato il sentiero "4" poiché
da qui a San Genesio ci guiderà il segn."1". Con breve fatica
arriviamo al colle dell'antica chiesetta di San Giacomo che ci
regala un'altra splendida veduta. L'arrivo è ormai prossimo.
Superato un cancello, con andatura rilassante si transita per
incantevoli praterie e con brusco cambio di pendenza ci si abbassa
all'Alb. Stella Alpina, punto di fermata degli autoveicoli. Ancora
due chilometri di discesa e concludiamo questa intensa quanto
affascinante escursione a San Genesio
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